📽️ Grand Ciel
Thriller, Fantasy
di Akihiro Hata; con Damien Bonnard, Samir Guesmi, Mouna Soualem, Tudor Aaron Istodor
Thriller, Fantasy
di Akihiro Hata; con Damien Bonnard, Samir Guesmi, Mouna Soualem, Tudor Aaron Istodor
Nonostante il ritmo del film non sia serrato, la voglia di capire cosa c’è dentro la vita di queste persone e cosa sta succedendo di strano, lo rende immersivo […] il film drammatico, caratterizzato da un realismo e contesto lavorativo credibile, purtroppo scade nell’inspiegabile o “inspiegato” irrealismo inaspettato verso la conclusione […] Un vero peccato che concetti e valori così elevati non siano stati accompagnati da un finale che chiudesse la vicenda con una spiegazione logica, o quantomeno credibile
Con Grand Ciel Akihiro Hata firma un’opera prima sorprendentemente compatta e inquieta, capace di fondere il realismo sociale con una deriva perturbante […] Non ci sono svolte gridate, non c’è alcuna compiacenza nel colpo di scena: il perturbante entra nel film come una crepa, come un’infiltrazione invisibile […] Perché lascia intuire, sotto la polvere del cantiere e sotto il cielo artificiale evocato dal titolo, non solo la rovina di un luogo di lavoro, ma il disegno più vasto di una civiltà che continua a edificare il proprio futuro sopra una lenta, metodica e quasi invisibile scomparsa dell’umano.
Affonda le radici nel realismo sociale per poi deformarlo in un clima di mistero, molto vicino all’horror […] La tensione non nasce da colpi di scenaWP_multi ma dall’Wosservazione minuziosa del contesto lavorativo e del suo progressivo disfacimento […] Riflette sulle contraddizioni di una società tecnologicamente avanzata, ma incapace di proteggere chi ne sostiene le fondamenta.
L’opera di Akihiro Hata sembra voler mostrare l’attualità di un mito della cristianità, quello della torre di Babele […] Grand Ciel è il racconto del più banale e terribile idealismo, una forma di etica degradata […] il film presenta un problema strutturale, ovvero, non riesce mai ad esporsi realmente, a prendere una posizione, a causa di una messa in scena anonima.
Opera prima del regista nippo-francese Akhiro Hata, Grand Ciel tenta un’interessante contaminazione tra lo spaccato sociale (molto vivido) di un contesto lavorativo segnato da precarietà e sfruttamento, e l’evocazione di un orrore metafisico tanto invisibile quanto indicibile […] L’operazione non riesce al meglio, soprattutto per quella che sembra una scarsa dimestichezza del regista con le regole e le esigenze del ‘genere’ […] Resta, in Grand Ciel, l’evocazione di un ‘mostro’ sociale potenziale, che chiedeva una maggiore integrazione nella struttura del film per poter colpire davvero. Peccato.
Le intenzioni di Hata appaiono piuttosto evidenti e condivisibili […] denota da parte sua un grande intuito e intelligenza […] Efficace sia dal punto di vista critico, sia per la forma con cui allestisce un’atmosfera nella quale si resta coinvolti emotivamente a più livelli.
Quella che mette in scena il film è l’immagine di un potere così rarefatto da farsi invisibile […] Si tratta di un’azione disgregante che mina la coesione del gruppo […] Essa è metafora del potere e sua unica rappresentazione sensibile, e nella sua verticalità rimanda ad una concezione fortemente gerarchica della società.
Akihiro Hata firma un esordio alla regia maturo, capace di intrecciare cinema sociale e tensione noir in una narrazione che stringe lo spettatore in una morsa etica prima ancora che emotiva […] La forza del film risiede nel suo sguardo sulle dinamiche del lavoro contemporaneo […] Con uno stile sobrio ma teso, Hata dimostra un talento raro: quello di coniugare tensione narrativa e riflessione politica senza scivolare nel didascalico.
Ed è proprio l’elemento sci-fi a stonare di più […] La metafora dietro alle sparizioni […] è talmente ovvia da risultare quasi superflua […] Ed è proprio grazie a questo aspetto che Grand ciel si salva, al contrario dei suoi personaggi, da una ‘ASR cinematografica’ che ne avrebbe altrimenti decretato il totale collasso.
Una visione stereoscopica: un alto avveniristico grattacielo invetrinato appare come un miraggio in un idilliaco prato verde con anziani sulle panchine […] Questo gioco di netti contrasti netti, tuttavia, non produce un rigoroso amalgama autoriale, rifugiandosi piuttosto in uno schematismo che ha ben poco di dialettico e molto d’illustrativo […] L’opera prima di Akiro Hata ha il suo fascino, ma alza un polverone solo per rimanerne incantato.
Brutale, sebbene anche elegante, è poi il commento sociale che è implicito a questo film rarefatto e misterioso […] È ovvio che Grand Ciel parla di tutto ciò di cui troppo poco si parla oggi: di precarietà, di lavoro, morte sul posto di lavoro, alienazione, massificazione, perdita della coscienza di classe […] semplicemente un film che vuole rimettere l’uomo, l’elemento umano, davanti al profitto e ai miraggi cui spinge la gente a credere.
Una visione stereoscopica: un alto avveniristico grattacielo invetrinato appare come un miraggio in un idilliaco prato verde con anziani sulle panchine […] In questa riqualificazione in chiave neo-noir del realismo sociale francese, il regista alza la posta con musiche tensive e una fotografia bluastra […] L’opera prima di Akiro Hata ha il suo fascino, ma alza un polverone solo per rimanerne incantato.